GIACOMO Leopardi  - ultimo canto di Saffo -  Alberto Lupo

 

Placida notte, e verecondo raggio

della cadente luna; e tu, che spunti

fra la tacita selva in su la rupe,

nunzio del giorno; oh dilettose e care,

mentre ignote mi fûr l’Erinni e il Fato,

sembianze agli occhi miei; giá non arride

spettacol molle ai disperati affetti.

Noi l’insueto allor gaudio ravviva,

quando per l’etra liquido si volve

e per li campi trepidanti il flutto

polveroso de’ Noti, e quando il carro,

grave carro di Giove, a noi sul capo

tonando, il tenebroso aere divide.

Noi per le balze e le profonde valli

natar giova tra’ nembi, e noi la vasta

fuga de’ greggi sbigottiti, o d’alto

fiume alla dubbia sponda

il suono e la vittrice ira dell’onda.

 

     Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella

sei tu, rorida terra. Ahi! di codesta

infinita beltá parte nessuna

alla misera Saffo i numi e l’empia

sorte non fenno.

 

 

 

 

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