DANTE - Canto Inferno XXVI – Vittorio Gassman

 

«Quando

  mi diparti' da Circe, che sottrasse

me più d'un anno là presso a Gaeta,

prima che sì Enea la nomasse,

  né dolcezza di figlio, né la pieta

  del vecchio padre, né 'l debito amore

lo qual dovea Penelopé far lieta,

  vincer potero dentro a me l'ardore

ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,

e de li vizi umani e del valore;

     ma misi me per l'alto mare aperto

sol con un legno e con quella compagna

picciola da la qual non fui diserto.

  L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,

fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,

   e l'altre che quel mare intorno bagna.

  Io e ' compagni eravam vecchi e tardi

quando venimmo a quella foce stretta

dov'Ercule segnò li suoi riguardi,

  acciò che l'uom più oltre non si metta:

   da la man destra mi lasciai Sibilia,

da l'altra già m'avea lasciata Setta.

  "O frati", dissi "che per cento milia

perigli siete giunti a l'occidente,

a questa tanto picciola vigilia

     d'i nostri sensi ch'è del rimanente,

non vogliate negar l'esperienza,

di retro al sol, del mondo sanza gente.

  Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

   ma per seguir virtute e canoscenza".

  Li miei compagni fec'io sì aguti,

con questa orazion picciola, al cammino,

che a pena poscia li avrei ritenuti;

  e volta nostra poppa nel mattino,

   de' remi facemmo ali al folle volo,

sempre acquistando dal lato mancino.

  Tutte le stelle già de l'altro polo

vedea la notte e 'l nostro tanto basso,

che non surgea fuor del marin suolo.

     Cinque volte racceso e tante casso

lo lume era di sotto da la luna,

poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

  quando n'apparve una montagna, bruna

per la distanza, e parvemi alta tanto

   quanto veduta non avea alcuna.

  Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,

ché de la nova terra un turbo nacque,

e percosse del legno il primo canto.

  Tre volte il fé girar con tutte l'acque;

   a la quarta levar la poppa in suso

e la prora ire in giù, com'altrui piacque,

  infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

 

 

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