SALITA AL MONTE ANIMA

Da giorni il vecchio e il ragazzo camminavano diretti a una città turrita sulla cima di un vetta lontana. Conducevano con la corda un asinello. Entrambi avevano un’espressione serena mentre procedevano di buona lena.

Camminando udirono, vicino a delle case, strepiti, urla. Alcune donne stavano litigando.

Al passaggio dei due sconosciuti, gli alterchi s’interruppero. Le donne volsero gli occhi verso gli stranieri, presero a osservarli in silenzio.

Una di loro, quasi spiegasse alle vicine quanto stava vedendo, osservò: «Tirano un asino per la corda».

Un’altra soggiunse: «Hanno un asino e vanno a piedi!».

«Poveri sciocchi!» sbottò la terza.

«Tre asini in fila!» esclamò l’ultima suscitando gridolini divertiti. Quelle che fino a un attimo prima erano avversarie scarmigliate si erano trasformate in amiche.

Il vecchio si fermò, disse al ragazzo: «Giovane amico, fra non molto arriveremo al Monte Anima. La gente ha preso a ridere di noi per il nostro modo di comportarci. Facciamo come dicono loro. Tu cammina finché non sei stanco, io salgo sull’asino».

Davanti alle donne, che li scrutavano come due esseri di un altro mondo, il vecchio salì sull’asinello e il ragazzo prese a seguirlo a piedi.

Dopo poco riesplosero grida, strepiti, ma non contro i due sconosciuti, erano ripresi i litigi fra le vicine.

Il vecchio cavalcava l’asinello con un sorriso sulle labbra. Il ragazzo avanzava svelto a piedi, anche se la salita cominciava a farsi dura.

A un tornante s’imbatterono in un crocchio di persone impegnate in una disputa su confini dei campi. Le discussioni erano animate. Da un momento all’altro si sarebbe scatenata una zuffa.

Al sopraggiungere dei due sconosciuti, l’attenzione si volse verso di loro.

I diverbi si acquietarono. Sguardi indagatori si posarono su quei due, mai visti prima.

Iniziarono mugugni. «Il vecchio viaggia in groppa all’asino» osservò uno.

«E costringe quel ragazzino a camminare chissà da quanto!» aggiunse un altro.

«Quel ragazzino è sfinito!» disse un terzo.

«Bisognerebbe insegnare a quello zotico come si trattano i ragazzi dalle nostre parti!» soggiunse il più esagitato che si diresse verso i nuovi arrivati, deciso a insegnare il galateo a chi si comportava in modo incivile.

Il vecchio accennò un colpetto all’asino; il ciuco prese un’andatura più spedita e consentì ai due di allontanarsi da quelli che si avvicinavano con intenzioni bellicose.

Quando furono abbastanza lontani, l’adolescente con una mano sul fianco riprese fiato.

L’anziano gli disse: «Mio giovane amico, come vedi, in questi luoghi di montagna alle persone non sta bene il nostro modo di comportarci; forse è meglio fare come pensano loro: scambiamoci di posto».

Il vecchio scese dal ciuco e il ragazzo vi salì, sistemandosi in sella.

L’anziano prese le briglie e cominciò a camminare guidando l’asino nella salita. Il ragazzino ora viaggiava in sella e ammirava dall’alto il paesaggio che lo circondava.

Quelli, che prima s’erano fatti sotto con atteggiamenti ostili, sorpresi dallo scambio repentino lasciarono andare quei due che s’inerpicavano.

Dopo poco riesplosero urla, strepiti, ma non contro i due stranieri, erano ricominciati i diverbi per la suddivisione dei campi.

Il vecchio e il ragazzo volevano giungere prima di sera alla città turrita che si stagliava con le sue guglie in cima al Monte Anima. Il vecchio esibiva un sorriso adamantino sulle labbra. Alle sue spalle, in sella al ciucco, il ragazzo si beava del suo procedere come un piccolo re.

Avevano percorso un tratto scosceso quando a un crocicchio s’imbatterono in un mercato.

I commercianti decantavano la mercanzia messa in vendita. Alle loro parole si contrapponevano le repliche degli acquirenti che protestavano per i prezzi.

All’arrivo dei due sconosciuti, il baccano s’acquietò. Calò il silenzio. Tutti fissavano i due stranieri che salivano sul monte.

Iniziarono i commenti.

«Quel ragazzo va in sella all’asino e fa andare a piedi una persona tanto anziana!» disse uno.

«Che comportamento irrispettoso!» commentò il suo vicino.

«E quel vecchio! Si lascia trattare in quel modo da uno sbarbatello!» s’indignò un terzo.

Gli individui, che un attimo prima erano in conflitto, si diressero verso i nuovi venuti per dare loro una lezione di buona creanza.

Alla malaparata, il vecchio si fermò, voltandosi disse al giovane: «Siamo di nuovo criticati per il nostro modo di fare, alle persone di montagna non garba il modo in cui procediamo; spostati un pochino sulla sella, lascia salire anche me, così ci adeguiamo a quanto ritengono giusto da queste parti».

Il giovane arretrò sulla groppa del ciuco e il vecchio vi salì e si mise a guidare le briglie.

A quel cambio gli individui, pronti a insegnare agli incolti come ci si deve comportare, si arrestarono. La folla lasciò sfilare i due stranieri.

Non passò molto che echeggiarono schiamazzi, ma non contro i due, che si allontanavano, erano riprese le dispute fra venditori e acquirenti su quanto veniva venduto in un mercato non proprio palcoscenico di buona educazione.

Il vecchio aveva il sorriso sulle labbra. Negli occhi del suo giovane amico si leggeva sorpresa per le novità che si susseguivano. Ora viaggiavano l’uno vicino all’altro sul povero asinello.

La città turrita si stagliava vicina.

All’inizio dell’ultimo strappo si era radunato un gruppo di giovani che si sfidavano alla lotta, si rovesciavano nella polvere in un tifo accanito: “Dàgli una botta!”, “Spaccagli il muso!”, “Sbattilo per terra!”.

Al sopraggiungere dei due sconosciuti, sguardi indagatori squadrarono il vecchio e il ragazzo.

«Vanno in due su un piccolo asino!» fece notare uno.

«L’ammazzeranno quel povero animale!» commentò un altro.

«Che bestie!» commentò il più esagitato.

«Bisognerebbe far sentire a quei due fetenti cosa si prova ad andare in giro con un macigno piazzato sulla schiena!» suggerì il più tristo.

Poi volò un sasso, ma con una traiettoria alta, come per vedere se cadendo quella pietra per pura combinazione giungesse dalle parti dei due forestieri.

A questo punto il vecchio incitò l’asinello che pur stremato allungò il passo.

Era il segnale atteso! I giovinastri presero a fiondare sassi a mezz’altezza; «Stupidi!», «Manigoldi!» gridavano, lanciando pietre a mitraglia.

Il vecchio e il giovane chinavano la testa, si spostavano di qua, di là, cercavano di evitare i proietti.

L’asinello incespicava. I due in sella gli davano colpetti per farlo proseguire. Vari sassi colpirono le terga del povero ciuco.

Quando i teppisti furono abbastanza lontani, il vecchio fermò l’asino. Va bene le parolacce, ma non le pietre!

Il volto del ragazzo era impaurito.

«Giovane amico – disse l’anziano, – come vedi ci maltrattano perché ci giudicano crudeli».

Il ragazzo lo guardò smarrito.

«Se non vogliamo guai – aggiunse il vecchio, – dobbiamo fare come credono giusto in questa montagna».

Scesero dall’asino. Presero a riflettere… Poi si resero conto che rimaneva una sola possibilità.

Il vecchio vide una pertica abbandonata. Ne verificò la solidità.

Dal suo sacco estrasse una corda.

Con grazia l’anziano riuscì a far piegare le ginocchia all’asinello; poi a farlo distendere al suolo.

Legarono le zampe del piccolo animale, le fissarono alla stanga.

L’asino guardava quei due e non riusciva a capire perché armeggiassero attorno alle sue zampe, ma non dava segni di protestare: peggio di quello che gli era successo non gli poteva capitare.

Il vecchio controllò che tutto fosse in ordine, che i nodi fossero stretti.

I due attesero ancora che il ciuco fosse tranquillo. E, quando l’animale si dimostrò quieto, con un gesto fulmineo sollevarono di colpo la pertica; l’asino ragliò di sorpresa, prese a dibattersi; ma i due anche se a fatica riuscirono a sostenere lo sconquasso. Così s’incamminarono nella salita. Il ciuco scalciava. I due però governavano il carico e avanzavano. L’asinello voleva liberarsi da quella posizione a testa in giù. Ma il ragazzo e l’anziano tenevano in equilibrio la pertica cui era fissato il ciuco.

La gente alla vista della strana coppia che stava risalendo il monte trasportando un asino alla rovescia, sgranava gli occhi.

«È ritornato il circo!» disse una bambina voltandosi verso la madre.

«Ladri! Furfanti!» urlò un signore ossessionato dagli stranieri e dai furti.

«Che Dio ci protegga dai matti!» sibilò una donna.

Il vecchio, nonostante tutto, sorrideva.

Il ragazzo, con i muscoli tesi e il viso tirato, era sfiancato dalla fatica: sorreggere quell’asinello costituiva uno sforzo ai limiti delle sue possibilità ed era anche intimorito perché un’orda di gente accorreva. Nessuno aveva mai visto trasportare sul monte un animale fissato a una pertica! L’asinello, legato, cercava di liberarsi da quella posizione.

Il vecchio e il giovane passo passo arrivarono alle porte della città sul Monte Anima. Erano riusciti a giungere fin lì senza imporre il proprio modo di pensare a nessuno, assecondando tutti quelli che li avevano giudicati e criticati, non si erano mai opposti alle opinioni di coloro in cui si erano imbattuti.

Con difficoltà giunsero sul ponte levatoio che sovrastava l’abisso attorno alla città. Per miracolo erano approdati fin lì assecondando tutte le ingiunzioni di quanti avevano disapprovato il loro modo di fare, qualsiasi esso fosse.

In mezzo al grande ponte levatoio, una folla era assembrata attorno a un mago che su un tavolo aveva disposto alambicchi colmi di liquidi che ribollivano e facevano salire al cielo volute di fumo asprigno. Il mago recitava formule esoteriche, lanciava dintorno occhiate ispirate, faceva gesti con le braccia rivolte al cielo. Tutti i presenti erano in attesa del sortilegio cui avrebbero assistito di lì a poco. Il mago si apprestava a compiere un incantesimo! Al passaggio del vecchio e del ragazzo, che trasportavano un asino a testa in giù, legato a una stanga, la gente distolse gli occhi dal mago, volse lo sguardo verso i due nuovi venuti. Era uno spettacolo mai visto prima! Il comportamento dei due stranieri era molto più intrigante dei prodigi di quel tizio vestito come una fatina. Era un’esibizione che faceva sgranare gli occhi! Iniziarono i commenti. «È la prima volta che qualcuno trasporta un asino alla rovescia» osservò uno.

A questo punto scoppiò una risata… e poi una seconda e tutti a quel punto presero a ridere.

Ma poi iniziarono i commenti aspri. «Vogliono fare quello che gli pare a casa nostra!».

«Manigoldi! Ladroni!» gridò una donna che ce l’aveva sempre con tutti.

La gente accorreva dall’interno delle mura per vedere due matti che volevano entrare in città trasportando un asino appeso a una pertica.

I due stranieri, circondati dalla folla, avanzavano a stento. Uomini, donne volevano stare in prima fila per lo spettacolo. C’era un tifo accanito: «Forza matti che fra un po’ ci siete!». «Ancora qualche metro, picchiatelli, e avete vinto la scommessa!». «Vi aspetta il manicomio! Siete sulla porta!». «Ancora qualche passo e vi attendono le guardie!».

I due procedevano nel tumulto. Erano sfiniti… ma avanzavano! Erano stremati… ma erano giunti in cima al Monte Anima!

«Basta con le pazzie!» gridò uno.

«Ci vogliono insegnare a trasportare asini a testa in giù!» protestò il suo dirimpettaio.

«È il colmo!» s’indignò un altro.

Un minimo tratto ancora e i due stranieri sarebbero giunti sulla cima del Monte Anima. Stavano entrando nella città turrita! Incedevano in un corridoio di folla vociante!

L’asino appeso alla stanga si dibatteva.

«Non permettiamo che ci si comporti in questo modo a casa nostra!» minacciò uno.

Il ragazzo era impaurito. Il vecchio anche il quel frangente, malgrado tutto, sorrideva!

«Bisogna fermarli prima che queste pazzie prendano piede a casa nostra!» incitò un tizio.

«Non siamo più padroni a casa nostra!» proclamò uno con gli occhi fuori dalle orbite.

Echeggiarono urla «Fermiamoli!»; parolacce, «Pazzoidi!»; proposte drastiche: «Buttiamoli giù dal ponte!». «Tornate da dove siete venuti!». Nel tumulto il ragazzo ricevette una spinta, perse l’equilibrio, scivolò. La pertica s’inclinò. L’asino cadde a terra, fece un balzo su una zampa e con l’altra ancora legata cominciò a scalciare, scivolò di nuovo di lato, finì sul bordo del ponte, si rialzò, saltando a zampe unite riuscì a liberarsi dalle corde… Era libero!… Ma precipitava. Stava piombando nel vuoto!

La gente si sporse dal margine del ponte per osservare l’asino che stava finendo di sotto. Il ciucco si fermò sul piccolo pianoro sottostante il ponte, proprio sul margine del burrone.

Il vecchio e il ragazzo corsero lungo il viottolo fino a quel pianoro per raggiungere il ciuco, per salvarlo. Ma l’asino, vedendo arrivare quei due, balzò di nuovo e precipitò nell’abisso.

A questo punto il vecchio, che era un grande maestro sufi, fece sedere accanto a sé sul ciglio del dirupo il suo discepolo e prese a parlargli: «Giovane amico, ora ascolta. Molto tempo fa, un vecchio e un ragazzo volevano raggiungere una città turrita in cima a un monte non contrastando mai l’opinione di nessuno, cercavano di realizzare il loro scopo assecondando il desiderio di tutti quelli che incontravano, volevano portare a compimento il loro viaggio adeguandosi al modo di fare e di pensare di chiunque li giudicasse. Così avanzarono sui costoni del Monte Anima destreggiandosi tra convinzioni, abitudini, credenze, ingiunzioni di quanti li incrociavano. I due viandanti salivano verso la vetta del monte conducendo un piccolo asino, e per non contrariare mai nessuno, per non essere oggetto di critiche di chi li disapprovava, finirono per trasportare quel povero ciuco a testa in giù con una pertica. Finché giunti proprio in cima al Monte Anima, quando sembrava che fossero riusciti a concludere il loro viaggio superando tutte le intimidazioni, dando ascolto a quelli che li avevano giudicati, biasimati, rinunciando al proprio libero pensare, persero l’equilibrio e, quanto di più prezioso, la loro anima e il povero ciuco che li aveva accompagnati».

 

 

"Questa storia partecipa al Blogger Contest 2021

www.altitudini.it

 

 NEXT